Due sconfitte istruttive

Battuta di arresto per la squadra senior del Sena Rugby che dopo la vittoria sul Cus Camerino è incappata in una sconfitta di misura con l’Unione Rugby San Benedetto, seconda in classifica e proveniente dalla serie superiore.

Il Sena Rugby ha cominciato la partita all’attacco e dopo soli 5 minuti beneficiava di un calcio di punizione con l’estremo Basili che ha calciato fra i pali la palla del momentaneo 3 a 0. La titolata formazione del San Benedetto, formata da un mix di giocatori “anziani” con notevole esperienza anche in campionati superiori e da giovani innesti provenienti dalle formazioni giovanili, ha subito reagito e al 7° minuto ha realizzato una meta non trasformata, seguita da una seconda segnatura con una sua azione caratteristica: la rollingmaul avanzante.

Forte nel gioco il San benedetto è stato carente in disciplina tanto che al 20° del 1° tempo l’arbitro Gatta ha espulso il mediano d’apertura per gioco scorretto e il San Benedetto in alcuni momenti si è trovato a giocare persino in 12 a causa di espulsioni temporanee.

Il risultato finale ha visto prevalere il San Benedetto per 20 a 15 nonostante una costante inferiorità numerica della squadra ospite che comunque è riuscita a gestire la partita. Il Sena Rugby pur concludendo la gara all’attacco grazie anche all’ottima preparazione fisica esce dal campo con un po’ di rammarico per non essere riuscito a sfruttare il vantaggio numerico anche a causa di alcuni momenti di pausa e di scarsa lucidità.

Tutte considerazioni smorzate dall’atmosfera conviviale del “terzo tempo” rito irrinunciabile e qualificante di uno sport che domenica ha voluto ricordare un grande uomo che ha tanto dato e tanto ricevuto dal rugby: Nelson Mandela. Al Sena Park nel 2012 in occasione della Festa dell’Albero sono stati piantati due alberi intitolati a Nelson Mandela e al capitano degli Sprinbocks, Francois Pienaar, per il loro sentimento di comune appartenenza in occasione dei Mondiali di Rugby del 1995, che il Sudafrica stesso organizzò e vinse. Il quella occasione Mandela ebbe occasione di definire “il rugby uno sport che unisce”. A noi oggi piace ripetere: “Mandela non è morto, è diventato eterno”.

I Galletti degli Under 16 hanno ricordato lo statista sudafricano con un minuto di silenzio prima della gara con il fortissimo Jesi. Mandela durante i 27 anni di carcere ogni settimana scrisse una lettera alla direzione per ottenere il permesso di fare sport. La direzione del carcere con ostinata e crudele puntualità gli rispose ogni settimana negandoglielo.

Il Galleti invece si allenano e si divertono costantemente 3 volte alla settimana e i risultati si vedono. Lo Jesi ha vinto per 19 a 5, ma i ragazzi hanno vinto la loro parte di gara, mantenendo il controllo della situazione in una partita difficile. Hanno dovuto affrontare una squadra esperta e organizzata a cui la direzione di gara non ha ricordato con sufficiente perentorietà che tuffarsi oltre il punto d’incontro mette in pericolo l’incolumità dei giocatori.

L’arbitro non ha assolutamente influito sul risultato, ma come è evidente ha impostato a suo modo la partita. I Galletti sono stati molto bravi, sono ben allenati da Marco Boccarossa e Renato Rocchetti e sono riusciti ad uscire bene da una situazione difficile.

La meta della Bandiera per il Sena, dedicata al grande capitano Nelson, è stata di Roberto Manoni.

Mario Maria Molinari